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I Massi Avelli

 

 

04_DSC2077Con questo termine vengono indicate le tombe scavate nei massi erratici. Rappresentano testimonianze archeologiche note solo nell'area comasca. Sono tombe destinate a rimanere in vista e quindi sono giunte a noi violate da tempo e prive del corredo funerario. Non si conosce se fossero tombe singole appartenenti a capi o personaggi importanti o sepolcri di nuclei familiari, non presentando iscrizioni o dediche. Solo il masso avello ritrovato a Plesio,  sopra Menaggio è venuto alla luce con il suo coperchio monolitico. La copertura poteva essere anche a doppio spiovente con acroteri ai quattro angoli simile al coperchio di sarcofago murato all'esterno della parete absidale della Chiesa di Santa Tecla. I massi avelli sono stati 04_DSC2079studiati dal Barelli (1872) e dal Magni (1924). Ritenuti di epoca Romana, i più recenti studi di G. Frigerio propongono una datazione risalente all'arco di tempo che va tra la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) ed il 588 d.C., quando i Bizantini abbandonarono l'isola Comacina ed il territorio Comasco  consegnandolo al re longobardo Autari. Dei cinque massi avelli di Torno solo quello in loc. "Ai Piaz" il più imponente come trovante ma con l'avello più piccolo, presenta il cuscino scavato nella pietra e destinato a ricevere il capo del defunto con il viso rivolto ed Est, verso il sorgere del sole.

 

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Il presente articolo è correlato all'escursione del 13 marzo 2011

 

 

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