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Venaria Reale

 

Giovanna FERIOLI, marzo 2011?

 

 Questo a un Genio Guerrier

gradito hostello
Delle Caccie Regali
Fondò il secondo CARLO EMANUELLO
Per avezzar gli strali Della Dea delle Caccie a quei di Marte,
Che la Caccia e la Guerra è un'istess'arte

 

Così recitava un'epigrafe posta all'ingresso di Venaria Reale.

 

 

UN PGT EPOCALE  Venaria Reale

 

Castello (1660) e complesso Eretto su progetto di Amedeo di Castellamonte,  fu devastato dai francesi nel 1693 e nel 1706 e ricostruito da F. Juvarra e B. Alfieri.

 

Il Palazzo dei Piaceri

 

"Tra tutte le meravigliose residenze di piacere, in cui Sua Altezza Reale il duca di Savoia si reca abitualmente per ristorarsi dalle fatiche, la più importante è quella che viene chiamata Venaria Reale, poco distante da Torino.

Fu il duca Carlo Emanuele II che le diede questo nome, perchè riteneva che quella fosse una zona in cui si sarebbe potuto praticare la caccia secondo lo stile dei re".

Cosè il Theatrum Sabaudiae, monumentale opera a stampa in 142 tavole illustrate, che dal 1682 presenta la magnificenza dei domini e delle residenze sabaude. I toni della propaganda sono utilizzati con il gusto dello spettacolo per sorprendere i potenti d'Europa e testimoniare la gloria di una famiglia ancora Ducale che si affermerà come Reale.

 

Il "Theatrum Sabaudiae", 1682

 

Aderendo al piano editoriale del Teatro delle Città d'Italia, programmato nel 1661 dai Bleau, prestigiosi editori in Amsterdam, il duca di Savoia Carlo Emanuele II dava avvio ad un progetto con il titolo Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis Pedemontii Principis Cypri Regis .

Emergeva come un manifesto politico del duca di Savoia, diretto a far conoscere il suo dominio alla comunità e alle corti europee. Nell'opera,  la riproduzione dell'architettura e dell'urbanistica era testimonianza ed esaltazione della grandezza del sovrano e del suo potere esibito sul territorio e nei risultati dell'architettura.

 

La Venaria Reale e la corona di delizie

 

"Cingono il territorio di Torino - narra da secoli il Theatrum Sabaudiae - verso oriente delle colline, ville sontuose colme di delizie per fontane, prati, giardini, boschetti e vigne".

Con la costruzione delle "maisons de plaisance" che circondavano la città di Torino e creavano una corona radializzante di "delitie", i duchi sabaudi avevano costruito un territorio emblematico. La complessa corona di residenze ducali esterne - accanto agli antichi castelli dinastici di Rivoli e di Moncalieri di impianto medievale e già ristrutturati tra il Cinquecento ed il Seicento, per prime le residenze fluviali (il Valentino sul Po, il Regio Parco alla confluenza di Stura e Po, Mirafiori alla confluenza di Sangone e Po, la Vigna del cardinal Maurizio sulla collina), poi le residenze prevalentemente venatorie (Agliè, Venaria, e ultima Stupinigi) - costituì infatti un sistema articolato di residenze di loisir e di grandi terreni demaniali o con diritti di caccia, che prefigurava un disegno territoriale continuo di sicura rilevanza tattica, sia nel senso economico-produttivo, sia  anche nel senso di barriera territoriale per la capitale.

Su tale impianto radiocentrico delle "maisons de plaisance", si innestavano le strade radiali dei collegamenti bipolari con la città.  Fino a fine Settecento (e oltre), questo rigido sistema appariva sovraimpresso al territorio agricolo delle cascine e delle strade vicinali, decidendo una organizzazione complessiva del territorio  che va collocata nella dimensione di un autentico progetto territoriale.

 

 

Gli architetti

 

AMEDEO DI CASTELLAMONTE (Torino1610-83)

Architetto e ingegnere ducale e urbanista

Ideò importanti interventi di riorganizzazione di Torino

 

FILIPPO JUVARRA (Messina1678-Madrid 1736)

Architetto e scenografo. Nominato architetto ducale da V. Emanuele II di Savoia, viene a contatto a Torino con la viva tradizione architettonica locale e fornisce soluzioni ricche e varie ai grandi temi della tradizione europea (la chiesa, il palazzo, l'organizzazione dello spazio e della città) inserendosi nel dibattito tra classicismo e barocco. La sua fama lo portò ad operare presso le più importanti corti europee.

 

BENEDETTO ALFIERI. (Roma 1700-Torino 1767)

Architetto ducale interviene come decoratore ispirandosi al rococò francese con grandi specchiature e misurata ornamentazione delle pareti. La sua architettura è sensibile alla lezione di F. Juvarra, orientato verso uno stile di grande austerità.

 

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Torino tra Barocco e Rococò  

 

 

Il modello francese e l'architettura del Guarini

 

Torino, diventa la capitale del ducato sabaudo per volere di Emanuele Filiberto, conobbe nel 1563 un primo sviluppo urbanistico un successivo intervento si ebbe sotto Carlo Emanuele I (1580-1630) che affidò all'architetto Ascanio Vitozzi (1539-1615) il progetto che prevedeva un ampliamento verso sud-est. Nella nuova area  venne adottata una trama a scacchiera che riprendeva l'antico modello della città romana.

L'architetto Carlo di Castellamonte  proseguì l'opera di modernizzazione: egli interpose con funzione di collegamento tra il nuovo nucleo e l'antica città un ampio spazio, Piazza San Carlo. Secondo il gusto francese era stato conferito alla città un carattere omogeneo mediante una successione  di facciate uniformi sottolineata dalla scansione dei portici. Chiaro riferimento a Place des Vorges a Parigi. (1563)

 

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                                   Piazza San Carlo                                                                             Place des Vorges Parigi

 

Nel Piemonte ebbe inizio una felice stagione architettonica con lo stabilirsi a Torino dell'architetto Guarino Guarini (1624-1683), padre dell'ordine dei Teatini, insigne matematico e filosofo. La sua scansione geometrica, pur avendo basi matematiche diede vita ad una architettura fantastica grazie alle audaci soluzioni costruttive quali i moduli incrociati degli archi ed i pilastri riccamente decorati privi di funzione portante. Senza dimenticare la lezione del barocco del Borromini  inserisce corpi concavi e convessi in unica armonia.

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     Guarino Guarini, Palazzo Carignani                                                                  Cappella della Sindone

 

Per tutto il Seicento il pensiero scientifico oscilla tra due polarità da una parte  la teoria astratta  di tipo matematico e dall'altra, l'esperienza, la materia viva, le sensazioni emotive, l'individuo e il suo inconscio. Per Guarini il momento progettuale e quello esecutivo sono due momenti successivi e inscindibili di un unico processo: il costruire.

 

Architettura tardobarocca nel Piemonte sabaudo

 

Al momento dell'approdo a Torino dell'architetto messinese Filippo Juvarra, nel secondo decennio del Settecento, i lavori di ristrutturazione e ammodernamento della città erano già in corso con continuità e su vasta scala, da più di un secolo, sollecitati dai sovrani sabaudi, in seguito al ruolo di capitale che, nel 1563 Emanuele Filiberto le aveva decretato. Con l'apparire sulla scena  nel 1666, di Guarino Guarini, Torino aveva assunto una fisionomia barocca all'avanguardia.

 

Quando nel 1714 Juvarra entrò al servizio di Vittorio Emanuele II,  il suo apporto inaugurò davvero il nuovo secolo. La sua attività di architetto si esplicò soprattutto in Piemonte, nella capitale e nei dintorni di essa. Progettò chiese e residenze reali, ma si occupò anche di edilizia più corrente e della riorganizzazione di interi quartieri periferici. Lavorò nello spazio urbano, conformandosi ai criteri di chiaro spargimento che improntavano l'urbanistica torinese e creando nuovi punti focali. I suoi interventi non si limitano allo spazio urbano: egli intervenne anche nello spazio aperto della campagna a Venaria a Rivoli a Stupinigi, innestandovi  un nucleo architettonico che si adegua e si espande contemporaneamente nello spazio circostante.

 

        Filippo Juvarra, Palazzina di Stupinigi Torino

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Per ogni occasione recuperò temi e suggerimenti utilizzando il suo ricco bagaglio culturale: la sua fu un'architettura eclettica, ma moderna e suggestiva e per sensibilità prettamente settecentesca. Poteva contare su una  elevata preparazione culturale. Aveva studiato il passato classico (tramite monete o realizzando rilievi di palazzi) e quelle più recenti (la piazza del Campidoglio di Michelangelo); egli suggerisce una nuova coscienza dell'architetto non più svalutato rispetto alla pura teoria ma visto ora come componente primaria: "Nel rapporto di Juvarra con l'architettura è ora il rapporto che gli illuministi riusciranno ad instaurare fra genio e natura: trait-d'union è il mestiere" (Griseri)

 

Due architetti in particolare accolgono e interpretano la lezione di Juvarra in Piemonte, Benedetto Alfieri (1700-1767) e Bernardo Vittone (1702-1770)

 

 Il primo fin dal 1739, fu nominato architetto del Re e portò a termine imprese del predecessore. Gli interni alfieriani rivelano un gusto intonato ai temi del rococò internazionale, in linea con la moda delle galeries des glaces, che veniva a diffondersi in Europa , in una decorazione sottile e raffinata. Alfieri nella sua produzione più tarda giunse a soluzioni semplificate, ormai neoclassiche nella loro purezza.

 

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        Bernardo Vittone, Parrocchiale di Grignasco (NO)                  Benedetto Alfieri, Duomo di Carignano

 

Bernardo Vittone fu architetto e tecnico di prim'ordine. Si dedicò prevalentemente all'architettura religiosa, sviluppando il tema dell'edificio a pianta centrale con coperture a cupola. Le sue piante sono mosse e ondulate, articolate in settori concavi e convessi (eredità di Borromini e Guarini) con orditure di pilastri su cui imposta cupole luminosissime.

 

Bibliografia

 

Arte nella storia -Bertelli-Briganti-Giuliano, Capolavori nei secoli

 

Giovanna FERIOLI, marzo 2011

 

 

Il presente articolo è correlato all'escursione "Rupe di S. Cristina" del 27 marzo 2011

 
     
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