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Il Canavese nella Storia

 

Amedeo SALA, aprile 2011

 

  - Topografia

 - Le origini

 - La dominazione romana

 - Il Medioevo

 - L'età moderna

 

 

- Topografia

 

   Chiuso tra la Valle d'Aosta a nord, la Valle di Lanzo a sud-ovest e la pianura torinese, situato sulla sinistra del Po e compreso tra la Dora Baltea e la Dora Riparia, il Canavese si compone di tre valli: una, lunga ben 52 km in linea retta da Cuorgnè al Colle di Galisia, è la Valle di Locana o dell'Orco -in canavesano, Eva d'or, acqua d'oro, perchè trasporta sabbie aurifere-, e ha l'aspetto di una profonda incisione che da Cuorgnè risale in direzione nord-ovest verso la displuviale delle Alpi Graie dalle Levanne alla punta Basei; è chiusa a sud dalla catena dell'Unghiasse (m 2939) e a nord dal Gruppo del Gran Paradiso. L'altra, la Val Soana, origina dalla media Valle dell'Orco e risale, con un solco profondo, da Pont Canavese verso nord per dividersi, poco prima di Ronco, in due rami: il Vallone di Forzo, che corre in direzione nord-ovest verso il Monveso di Forzo (m 3322); l'altro, il Vallone di Soana, procede dritto verso nord fino al grande crinale dominato dal Monte Rosa dei Banchi (m 3163). A est, e di minore sviluppo rispetto alle altre due, è la Val Chiusella, così denominata dal torrente Chiusella

 

 

- Le Origini

 

   La regione, anticamente abitata da popolazioni di origine ligure-gallica, venne occupata intorno al V secolo a.C. dai Salassi (Salasses: il loro nome è ancora vivo in diversi toponimi, come nel piccolo comune di Salassa, e in san Secondo a Selussola), probabilmente uno dei rami di una etnia celtica costituita da più gruppi tribali e stanziata, intorno al 1000 a.C., nell'Europa centrale; l'esistenza di più genti Salasse è confermata dallo storico Ammiano Marcellino, il quale riferisce che nel 53 a.C., nel corso delle guerre illiriche combattute nelle marche danubiane del Norico, i Romani si scontrarono con i Salassi di quelle regioni (1).

 

   Discesi, lungo l'antica 'via del sale', fino in Valle d'Aosta e nel Canavese, i Salassi acquisirono ben presto una certa rinomanza, sia per la posizione geografica che ne faceva, come riferisce il geografo greco Strabone, "i padroni dei valichi", sia per lo sfruttamento dei giacimenti di oro -filtrato dalle sabbie aurifere dell'alta valle della Dora Baltea-, argento, rame, ferro, sia per il controllo esercitato su uno snodo importante del commercio del sale con gli abitanti delle pianure. Importato da Briga, nel Vallese, il sale giungeva fino a Domodossola attraverso il Passo del Sempione e la Val Bognanco, seguendo il tratto terminale del cosiddetto Stockalperweg (2).

 

 

 - La dominazione romana

 

   La resistenza di questo fiero popolo ai Romani che, facendo leva sulle frequenti dispute che opponevano i Salassi alle popolazioni della pianura, cercavano di acquisire il controllo degli importanti valichi alpini a cavallo delle due Gallie, e delle risorse minerarie della regione, fu lunga e risoluta. Il console Appio Claudio Pulcro perdette metà dei propri effettivi nella battaglia combattuta a Verolengo nel 143 a.C., e passarono tre anni prima che potesse infliggere ai Salassi una dura sconfitta tra Vische e Mazzè, costringendoli ad abbandonare le aree estrattive del sud per ritirarsi nelle valli montane. Dopo le campagne di Gaio Mario e Valerio Massimo contro i Cimbri, sconfitti nel 101 ai Campi Raudii (Vercelli), i Romani fondarono nel 100 a.C. la colonia di Eporedia, l'attuale Ivrea, poi divenuta municipio, costruita su un preesistente borgo fortificato (oppidum) dagli stessi Salassi; definitivamente sottomessi nel 25 a.C., nel loro territorio fu stabilita la colonia di Augusta Praetoria (Aosta), strategico crocevia militare e commerciale tra la Gallia Cisalpina (la parte più occidentale della Pianura Padana) e la Gallia Narbonese (Francia). Il Canavese moderno corrisponde all'incirca all'estensione del municipium romano.

 

 

- Il Medioevo

 

   Ai Romani subentrano i Bizantini, poi i Longobardi, che annettono il Canavese al ducato di Ivrea nel 568, e alla fine dell'VIII secolo, con il crollo del regno longobardico, la regione diviene parte dei domini italiani di Carlo Magno; fra IX e X secolo si costituiscono le marche d'Ivrea, Susa, Torino e di Monferrato (marca Aleramica). Il toponimo che oggi designa la regione appare per la prima volta in un diploma del 951 col quale Berengario II e suo figlio Adalberto concedono alle monache di s. Maria in Pavia "curtem Canavese cum castro quod dicit Riparupta cum omni sua pertinentia", e deriva da una piccola curtis (3)sita nei pressi di Cuorgnè, Canava.

   Con Arduino (955-1015), marchese d'Ivrea dal 989 e primo a fregiarsi del titolo di Rex Italiae (1002), il Canavese entra nella storia dell'alto Medioevo, perchè da lui avrebbe inizio la dinastia dei Conti del Canavese, una famiglia comitale le cui origini si fanno risalire al conte di Pombia Guiberto, fratello dello stesso Arduino, e primo signore di Canava.

   Della Curtis Canava si perdono le tracce dopo il 1054: intanto, nobili non indigeni, infeudati dall'imperatore, che vantano più o meno legittimamente discendenza arduinica, si arrogano a partire dal 1070 il titolo di 'conti' del Canavese, e vengono riconosciuti come tali nel 1110 dall'imperatore Enrico V, che li nomina Comites de Canavisio, dai quali si stacca ben presto il ramo dei San Martino, che darà origine alla famiglia dei Castellamonte.

 

   Nel XII secolo le terre del Canavese (o Canavise, come leggiamo nella documentazione), sono ancora rinchiuse nei brevi confini di Canava, Rivarotta, Salassa e Cuorgnè, e i loro signori, riunitisi in un unico consortile nel 1168 (nel 1193 i De Canavise si dividono nei due rami dei Valperga e dei Masino), diedero vita ad una confederazione canavesiana che, iniziata dai conti di Biandrate -una famiglia comitale con possedimenti nel Novarese, in Valsesia e nello stesso Canavese-, si rinsaldò nel 1213 con la firma di una convenzione con il comune di Ivrea, allora in guerra con Vercelli, nella quale i Comites Canapicii promisero obbedienza al comune quali cittadini in perpetuo; nel 1229, il territorio di Ivrea si fuse con il resto del Canavese, ora comprensivo dei territori di Montalto, Montestrutto, Settimo Vittone.

   Il conferimento della sovranità sul Canavese, da parte dell'imperatore Federico II di Svevia (1248), al fratello di Amedeo IV di Savoia, Tommaso II, sovranità poi trasferita dall'imperatore Corrado IV al comune d'Ivrea, spinse il marchese del Monferrato Guglielmo VII, 'il gran marchese', vicario imperiale e capo di tutte le forze ghibelline della regione, ad invadere il territorio canavesano. L'aristocrazia locale costituì subito una confederazione difensiva (Confoederatio de Canapicio), che ebbe però vita breve, perchè nel 1252 i suoi aderenti si divisero: i San Martino e i Castellamonte scelsero la parte guelfa, sostenuta dai Savoia; i Valperga, i Masino e i San Giorgio -ghibellini- con il marchese del Monferrato, finendo per condividere, per tutta la metà del XIII secolo e l'inizio del XIV, la sorte del marchesato nella sua lunga lotta prima contro Ivrea, poi contro Alessandria e i suoi alleati.

   Il lungo dominio del bellicoso Guglielmo ebbe bruscamente e tristemente fine nel 1290, quando, in conflitto con gli Astigiani che, intesi a riprendersi Alessandria, vi suscitarono una ribellione, accorsovi per sedarla, fu catturato l'8 settembre del 1290 e rinchiuso in una gabbia di ferro, nella quale morì il 13 febbraio 1292. Suo figlio Giovanni I, per vendicarlo, mosse contro Alessandria, ma gli Alessandrini, alleatisi con Matteo Visconti, invasero il Monferrato occupandone una parte e dando inizio ad una sanguinosa guerra che, con alterne vicende, coinvolse anche il Canavese, e la cui eco arrivò fino a Dante, che vi accenna proprio nell'ultimo verso del settimo canto del Purgatorio:

 

"Quel che più in basso tra costor s'atterra,

  guardando in suso, è Guiglielmo Marchese,

  per cui e  Alessandria e la sua guerra

  fa pianger Monferrato e Canavese".

 

   La citazione dantesca, in un'opera di grande rilevanza come la Divina Commedia, è segno certo che il nome 'Canavese', indipendentemente dalle variazioni territoriali verificatesi nei secoli XIII e XIV, si era ormai diffuso fuori dalla ristretta cerchia delle cronache e degli statuti locali, assumendo carattere di designazione geografica di regione.

 

   Dal 1386 il Canavese, sempre conteso tra Monferrini e Savoia, vive un'altra drammatica vicenda: la sollevazione dei Tuchini. Il termine deriverebbe dal francese 'tue chiens' (ammazza cani) e designava i contadini che in segno di ribellione uccidevano i cani del loro signori feudali per protestare contro le angherie alle quali erano continuamente soggetti: la traslazione più fedele, nella lingua italiana, sarebbe 'scalzacani', sinonimo di miserabili, e peggio, di mascalzoni, ribaldi (4). La rivolta, non dissimile dalla jacquerie che aveva sconvolta l'Ile-de-France pochi anni prima, ma ideologicamente più motivata e consapevole, si inserisce in quel variegato tessuto di rivolte antifeudali e pauperiste scoppiate nelle campagne e nelle città  di qua e di là delle Alpi tra la fine del XIV e i primi anni del XV secolo, sintomo manifesto del forte disagio sociale che caratterizza tutta la seconda metà del '300.

 

   Inizialmente localizzate nell'alto Canavese, dove vengono assaltati e incendiati alcuni castelli, le sommosse dilagano poi nel resto della regione, e trovano appoggio in vasti strati della popolazione contadina, in Teodoro II marchese del Monferrato e in alcuni nobili locali desiderosi di contrastare la crescente influenza dei Savoia. Nel 1387 Amedeo VII, il Conte Rosso, riesce a sedare quasi completamente la ribellione e gran parte dei Tuchini preferiscono assoggettarsi ai Savoia piuttosto che ritornare sotto la potestà dei loro signori, ma la guerriglia continua, sostenuta dai più radicali tra i rivoltosi, dai Monferrini e alimentata dall'aspirazione di alcune cittadine di trasformarsi in liberi comuni; nel 1391 le truppe sabaude stroncano definitivamente la ribellione, distruggendo gli ultimi centri di resistenza e mettendo a morte i capi della rivolta.

   I rapporti tra Amedeo VII, i nobili canavesani e i rappresentanti di tutte le comunità locali vengono successivamente regolati con la Convenzione di Ivrea, con la quale viene avviata una significativa 'sfeudalizzazione' del Canavese, ove l'autorità dei Savoia sovrasta e di fatto impedisce qualsiasi iniziativa dell'aristocrazia locale, promuovendo una moderata apertura alle richieste di maggiore libertà della popolazione: ma dei Tuchini si continuò a parlare ancora per lungo tempo, e dal 1441 prese vita un 'secondo tuchinaggio' che durò per più d'un secolo.

 

 

 - L'Età Moderna

 

   Le feroci lotte che nel corso del XIV secolo dilaniarono l'aristocrazia canavesana fornirono nuova opportunità di intervento ai Savoia, ai quali nel 1435 fu riconosciuto da Giacomo di Monferrato il possesso del Canavese, che da questo momento perdette per sempre la sua specifica identità storica e politica, mutando più volte padrone: nel XVI secolo fu prima francese, poi spagnolo, poi di nuovo sabaudo fino agli ultimi anni del '700, quando cadde sotto il controllo della Francia repubblicana e bonapartista; anche qui, come in altre parti d'Italia, si ebbero reazioni popolari alla dominazione francese (la 'Rivolta degli zoccoli'). Con la Restaurazione, successiva alla caduta di Napoleone (1815), il Canavese ritornò -e rimase- ai Savoia.

 

Note

 

(1) - Designazione romana della regione montuosa che comprende l'Austria centro-occidentale, parte della Baviera e la Slovenia: era popolata dalla stirpe celtica dei Taurisci, la cui capitale, Noreia, sorgeva nei pressi dell'odierna Neumarkt, in Stiria.

 

(2) - Così chiamato in onore del barone Stockalper, maître du sel,conosciuto anche come le Roi de Simplon, che riaprò il tracciato preesistente, in disuso da secoli, intorno al 1630. In celtico, sale è 'saa', in gaelico moderno 'salann', in latino 'sal'.

 

(3) - Da cohors, cortile, corte, terreno adiacente ad una villa, recinto per il bestiame: nell'economia agraria dell'alto Medioevo, il termine designa l'insediamento rurale, costituito dal fondo dominante dal quale dipendono gli altri fondi, coltivati da servi, da liberi o da semiliberi, costituenti nel loro insieme quell'entità economico-giuridica definita sistema curtense.

 

(4) - Niente a che vedere con il piemontese 'tucc un' (tutti uno), divenuto motto dell'Associazione Alpini d'Italia.

 

Amedeo SALA, aprile 2011

 

 

Il presente articolo è correlato all'escursione del 8 maggio 2011: Sentiero delle Anime