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I   C a s t e l l i e r i

 

 

Amedeo SALA, marzo 2014

 

   Si definisce Castelliere (castellier, caslir, cjastelèr e derivati) l'abitato preistorico e protostorico della Venezia Giulia, costituito da tre elementi essenziali -cinta, ripiano e abitazioni-, posto su alture e difeso da poderose opere murarie che richiamano tipologie difensive caratteristiche delle culture megalitiche e mediterranee; presso gli abitati (più raramente al loro interno) si trovavano le necropoli. Il termine deriva dal latino castellum, diminutivo di castrum, luogo fortificato, fortezza, poi trasformato nel Medioevo in castelerium; in Croazia, queste costruzioni sono note come gradine o gradisce (dallo slavo gradi�?e, fortificazione: il termine sopravvive in Gradisca d'Isonzo, nel Goriziano, in Gradisca di Sedegliano, nell'Udinese, e in Gradisca di Spilimbergo, nel Pordenonese).

   Castellieri1Nell'area compresa tra le isole del Quarnero, l'Istria, la Carniola, il litorale sloveno e la valle dell'Isonzo ne vennero individuati, grazie alla prima documentazione scientifica prodotta nel 1903, ben 455, dei quali più di 350 nella sola Istria. Tra i più noti ed importanti quelli di Monte Ursino, nei pressi di Dignano d'Istria (Butkovici), e di Nesazio (Nezakcij in croato, Viza?e nel dialetto istriano), l'antica capitale degli Istri e loro massimo centro politico, economico e religioso, situato nell'Istria meridionale, a pochi chilometri dall'odierna Pola. I castellieri caratterizzano la cultura dei castellieri, sviluppatasi in Istria e nelle zone limitrofe, Venezia Giulia e Friuli tra il XV e il III secolo a.C, e poi diffusasi in altre parti della penisola, fino al tavoliere delle Puglie; la teoria più accreditata sull'inizio di questa cultura ritiene che sia stata importata da due ondate migratorie successive, la seconda delle quali avrebbe introdotto la pratica dell'incinerazione. Anche se la cultura dei castellieri si estingue nel II secolo a.C. con la conquista romana, non di rado il castelliere preistorico venne trasformato in oppidum, come a Nesazio (Nesactium), l'unico insediamento della regione assimilabile ad una vera e propria città, e molto spesso la sua ubicazione che ne facilitava la difesa è stata riutilizzata secolo dopo secolo, e su di esso sorsero fortificazioni medievali, chiese, villaggi che, in alcuni casi, si svilupparono sino a diventare città vere e proprie, come Gradisca, Pola e Trieste.

   Castellieri2La costruzione dei più antichi castellieri istriani e l'introduzione nella Venezia Giulia della cultura del bronzo è opera di una popolazione probabilmente pre-indoeuropea e quasi sicuramente proveniente dal mare (paleo-veneti?) che invasero la penisola al principio del secondo millennio a.C. o al più tardi intorno al 1800 a.C. I primi castellieri vennero infatti edificati lungo le coste istriane assumendo l'aspetto di borghi fortificati, situati quasi sempre su montagne e colline o, più raramente, in pianura (Friuli sud-orientale), e costituiti da una o più cinte murarie concentriche, dalla forma rotonda, ellittica (Istria e Venezia Giulia), o quadrangolare (Friuli), all'interno delle quali si sviluppava l'abitato, le cui case, di modeste dimensioni e in qualche caso dalla forma circolare che richiama quella dei trulli, avevano una base quadrangolare di pietra calcarea o arenaria sulla quale si innalzava un robusta struttura in legno che sorreggeva il tetto, ricoperto di paglia, tegole di legno o lastre di pietra. Lo spessore delle mura poteva arrivare anche a cinque metri, mentre per quanto riguarda l'altezza questa era generalmente compresa fra i cinque e i sette metri. La tecnica costruttiva era a sacco: lo spazio tra i due muri paralleli costituiti da grandi blocchi di pietra (paramenti di riempimento) veniva colmato da piccole pietre, terra e materiali di riporto.

I castellieri della Venezia Giulia appartengono all'età dei metalli. I più antichi risalgono all'età del bronzo, i più recenti all'età del ferro. Ai primi appartiene il poderoso castelliere di Monte Ursino: il muraglione principale della cinta esterna misura in alcuni punti 5 metri di larghezza e 3 di altezza. Grossi blocchi di pietra con l'estremità appuntita o tagliente rivolta verso l'alto, confitti tutto intorno al castelliere, formavano un gigantesco anello largo 4 metri e del diametro di circa 200, per uno sviluppo lineare complessivo di circa 600 metri. Carattere comune a questo tipo di insediamenti, la particolare cura con la quale erano realizzate le porte, i cui strettissimi e complicati accessi impedivano l'intrusione di eventuali nemici.

  Castellieri3 All'esterno del vallo principale era collocato un sepolcreto gentilizio formato da venti tombe a cassetta; le tombe erano circondate da muretti di pietre quadrangolari che limitavano una sorta di piattaforma riempita di terriccio e pietrisco. Il cadavere veniva deposto entro una cassetta fatta con lastre di pietra ricavate da sottili lastre calcaree scalpellate agli orli e ricoperta da un tumulo, in posizione fetale con le gambe piegate sul petto e, con tutta probabilità, avvolto entro pelli o coperte. In queste necropoli a inumazione, assai comuni nell'Istria meridionale e nelle isole vicine, il corredo funerario era, in generale, molto semplice: qualche recipiente e piccoli pugnali di bronzo, ma in alcune sepolture sono stati rinvenuti anche orecchini e armille di bronzo, e perle d'ambra, prova di contatti commerciali di queste popolazioni con le regioni del Mar Baltico.

   Una seconda migrazione, dal territorio dell'odierna Croazia nord-occidentale, avvenne agli inizi dell'età del ferro, tra il XII e l'XI secolo a.C., da parte di popolazioni provenienti dalla valle del basso Danubio, alla quale si erano uniti gruppi discesi dalle Alpi sud-orientali eCastellieri4 dalla fascia settentrionale dei Balcani: gli Istri. A loro si deve l'estinzione della vita di molti castellieri dell'età del bronzo, e l'introduzione della pratica della incinerazione. Le necropoli dell'età del ferro sono infatti tutte a cremazione: le ceneri dei defunti venivano deposte entro buche scavate nel terreno e più spesso entro urne di terracotta, il che permette di ricondurre questo popolo -o, più correttamente, mescolanza di popoli- alla cosiddetta cultura dei campi di urne, diffusasi nella maggior parte dell'Europa centro-orientalenel periodo del bronzo recente (XIII-XII sec. a C.), le cui pratiche funerarie resteranno sostanzialmente immutate per tutto il millennio successivo.

    Abitati preistorici e protostorici costruiti su colline, dalla caratteristica struttura a castelliere, sono presenti anche in altre regioni d'Italia (Veneto, Trentino -Val di Non e le gradine del Monte Conero-, Emilia, altopiani dell'appennino umbro-marchigiano, Puglia); nella Liguria orientale, per contrastare l'espansione romana durante il II secolo a.C., diversi castellieri assunsero carattere di vera e propria cintura difensiva che si estendeva dal mare e dalle Alpi Apuane sino a Velleia, nel piacentino, l'antica capitale dei Liguri Veleates (o Veliates). Villaggi recinti da mura di pietra (castellars), molto simili ai castellieri istriani e probabilmente di derivazione ligure, esistono nelle Alpi Marittime, in Provenza e in altre regioni della Francia; insediamenti analoghi -ma non necessariamente creati a scopo di difesa- riconducibili alle culture del ferro di Hallstatt e di La T�ne, sono stati rinvenuti nell'Europa centrale (Burgwall, Wallburg e Ringwall); Castellierenell'Europa settentrionale, in Gran Bretagna, Galles, Scozia, Irlanda, Scandinavia (hill forts); in Croazia, in Bosnia-Erzegovina. Anche se il villaggio murato, o difeso da bastioni di terra e da palizzate, è molto comune nell'Europa preistorica e nel periodo celtico e gallo-romano, non è certo se vi fosse una qualche unità culturale fra le popolazioni che hanno edificato e abitato questi castellieri.

 

Bibliografia: 


De Marchesetti, Cesare, I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia, Trieste 1903

Monaco, Giorgio, Velleia nella preistoria ligure, Estratto da Atti e Memorie del I convegno di Studi Storici e Archeologici, Piacenza 1954

Tonon Marco, Baccichet Moreno, Gerhandinger Maria Elisabetta, Motte e castellieri in ricerche d'archivio, relazione presentata al Primo Seminario sulle Ricerche Archeoastronomiche in Italia tenutosi a Brugine (PD) nel marzo 1985, in Giornale di Astronomia vol. 13, n 3, pg 18, Pisa-Roma 1987

Semi, Francesco, Istria e Dalmazia - Uomini e tempi, Udine 1991.

Amedeo SALA, marzo 2014

Saggio correlato all'escursione del 23 marzo 2014