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La Voce dei Protagonisti

 

Corno Bianco - Valsesia

 

Le nostre escursioni di inizio luglio sono solitamente caratterizzate da ascensioni in alta montagna dove la parte che consideriamo "alpinistica" è prevalente. Quest'anno le abbondanti precipitazioni nevose di aprile-maggio ci hanno già obbligato a cambiare il programma nelle ultime uscite ed anche quello che prevede il raggiungimento della cima del Corno Bianco in Valsesia viene modificato.

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Il Corno Bianco visto dal Lago Bianco - sabato 6 luglio

Le mete più elevate sono ora due laghi alpini, comunque di notevole bellezza; il primo a quota 2300 è il Lago Bianco, raggiunto già nella giornata di sabato, è ancora parzialmente coperto da neve. Qui incontriamo due escursionisti tedeschi di ritorno dal Corno Bianco. Dal loro racconto deduciamo che il giorno successivo difficilmente potremo salire in vetta. Neve, tratti ripidi bagnati e viscidi ed un po' di ghiaccio sono presenti alle quote più alte.

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Gianangelo e l'escursionista tedesco al Lago Bianco

 

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Al Lago Bianco                                                              Ghiaccio e riflessi nel lago

   Domenica mattina raggiungiamo nuovamente il primo lago; con sorpresa notiamo che quasi tutta la neve è scomparsa; nella notte la temperatura è stata probabilmente di alcuni gradi sopra lo zero ed anche il torrente formato dalle cascatelle che scendono dal Lago Nero si è allargato e ingrossato; le acque turbinose e impetuose creano difficoltà per l'attraversamento. Già altri due escursionisti che avevamo incrociato prima di giungere al lago, e che provenivano come noi dal rifugio, avevano rinunciato: uno di loro si era infortunato nell'affrontare il guado. Ciò non ha fatto altro che scoraggiare ulteriormente anche il nostro gruppo.

   Scelgo comunque di continuare almeno fino all'altro lago incuriosito da alcune descrizioni che lo paragonano ad un fiordo norvegese, situato in un avvallamento tra scure pareti incombenti; dopo avere esitato un po' attraverso il torrente e quindi seguo il sentiero che dapprima costeggia il lago e poi, con una ripida salita in un'ora circa porta al Lago Nero, dove ritrovo altri tre compagni. Il lago si trova adagiato in una scenografica conca glaciale, ma a dispetto del suo nome il colore prevalente è il bianco della neve che lo ricopre; anche le pareti rocciose che lo circondano sono imbiancate.

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Il Lago Nero

   Decidiamo di non andare oltre, anche se dopo un po' di tempo ci accorgiamo che è possibile risalire il pendio nevoso che conduce al Passo d'Artemisia; ma è troppo tardi e al passo probabilmente troveremmo altre difficoltà.

   Scendendo verso il Lago Bianco è evidente lo scioglimento della neve, inoltre la foschia e un po' di nebbia rendono l'atmosfera, a tratti, cupa; forse bisognerebbe invertire il nome dei due laghi, almeno per oggi.

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Vista del Lago Bianco dall'alto

   Ma i motivi di interesse dell'Alta Valsesia non sono solo questi; non va dimenticato che siamo nei luoghi che hanno visto come protagonisti diverso tempo addietro ed ancora oggi il popolo delle alte montagne; i Walser che sono giunti nel Medioevo e che si sono insediati a quote inconsuete che allora venivano considerate pericolose e abitate da creature selvagge e infernali; qui, come in altre zone alpine, hanno saputo costruire una civiltà contadina, convivere con le avversità atmosferiche, i rigori invernali, inventare, custodire e sorvegliare valichi e passi alpini.

   Nell'avvicinarci al rifugio abbiamo attraversato alcuni piccoli villaggi che conservano l'originaria struttura e dove si avverte ancora un'aria antica, con le caratteristiche case rurali in pietra e legno che i walser hanno sapientemente costruito integrandole perfettamente nell'ambiente montano, rendendole funzionali anche alle avverse condizioni atmosferiche e durante i rigidi inverni..

   Il basamento in pietra, usato per il ricovero degli animali e per la lavorazione dei latticini, difende dall'umidità la struttura in legno dei piani superiori; la parte esterna è costituita da un loggiato per l'essicazione dei cereali e del fieno, mentre all'interno si trova l'abitazione vera e propria.

   Tutte le costruzioni sono disposte in modo da sottrarre meno suolo possibile alle coltivazioni e sono al riparo dalle valanghe.

   Un esempio che non è stato seguito da tanti che, in tempi più recenti, hanno costruito sconsideratamente sia in montagna che in pianura deturpando ambiente e paesaggio e consumando suolo.

   Non è raro trovare contadini che lavorano nel campi utilizzando attrezzature manuali e trasportare con gerle il fieno raccolto; come mi è capitato di osservare nella frazione di Piana, davanti ad una casa-fattoria circondata da verdi prati con mille fiori.

   L'escursione si conclude al rifugio Sant'Antonio, dove un targa ricorda il passaggio di Horace Benedicte de Saussure, scienzato ginevrino che alla fine del '700 effettuò diversi viaggi nelle Alpi, fra cui il giro attorno al Monte Rosa e scrisse alcuni libri: è considerato il padre dell'escursionismo.

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Casa Walser in Val Vogna                                 Casa Walser a Piana     


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Casa Walser a Spinale                                             Caratteristico loggiato

 

All'Alpe Spinale (quota m. 1900) troviamo l'insediamento Walser più elevato.

 

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La targa al Rifugio Sant'Antonio

 

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Il vecchio ricovero dell'Alpe Rissuolo a m. 2264;

veniva utilizzato prima della costruzione del rifigio Carestia

 

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Il rifugio situato a m. 2201 all'Alpe Pile;

è stato costruito nel 1995 ed è intitolato all'Abate Carestia,

 

 

{Luigi C.: Corno Bianco, 6-7.7.2013}