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Breve

Storia di Brescia

come introduzione alla visita della città

che precede il pranzo di Natale

4 dicembre 2011

 

Anna Maria RINETTI 

 

 

La preistoria

 

Un'avvincente leggenda che non manca di una certa verità storica, narra di Cidno, fiero re di una tribù di Liguri, che nella tarda età del bronzo invase la pianura Padana e giunse in quel vasto tratto di terra compreso fra gli attuali laghi d'Iseo, d'Idro e Garda.

Attratto dalla fertilità, dalla ricchezza del terreno e dal clima meno crudo rispetto ai territori circostanti, il re decise di fermarsi con tutta la sua gente.

In lingua celtica bric significa colle, altura, ed è emozionante ritrovare questa stessa parola, con lo stesso significato nell'odierno dialetto piemontese.

Su un colle che, in onore del re, fu chiamato Cidneo, i Liguri fortificarono la cima e costruirono un villaggio.

Dopo la metà, circa, del primo millennio a.C., gruppi di genti transalpine occidentali, i Galli, iniziarono dapprima ad infiltrarsi con scorrerie nella pianura Padana e poi vi si stanziarono e una tribù di Galli Cenomani, nel secolo IV a.C., si insediò sul Colle Cidneo mescolandosi con gli indigeni.

Queste nuove genti influenzarono con i loro usi e costumi il villaggio che, per la sua posizione, venne da esse denominato Bric.

 

 

L'arrivo dei Romani

 

Mentre le varie tribù celtiche insediatesi nella Pianura Padana, sobillate dai nemici di Roma, si alleavano contro la sempre più dominante potenza dell'Urbe e cercavano di contrastarla, i Galli Cenomani ne restarono fuori, anzi, nel 225 a.C. si unirono ai Romani combattendo contro le stesse tribù celtiche e nel 218 a.C. contro i Cartaginesi.

 

BresciaRomanaQuesta alleanza con i Romani segnò la fine della dominanza assoluta dei Cenomani sul villaggio Bric e pose le fondamenta per il suo inglobamento nei possedimenti di Roma.

Nel 196 a.C. inizia la vera età romana per Bric che tuttavia, per la sua fedeltà a Roma, non fu soggetto ad una vera e propria occupazione, ma ad una sorta di alleanza, godette di grande autonomia e mantenne la propria cultura.

I Romani mutarono il nome Bric in Brixia e gli abitanti non furono più chiamati Cenomani, bensì Brixiani.

Grazie alla Lex Pompeia, nel 89 a.C. il villaggio di Brixia cambia il suo stato perchè viene riconosciuto da Roma come Civitas e diventa un importante centro religioso con tre maestosi templi.

Nel 41 a.C. agli abitanti di Brixia viene data la cittadinanza romana e da questo momento i Brixiani, amministrativamente inseriti nella Regio X Venetia et Histria, fanno parte della Gens Fabia.

Molto prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente, quando incominciano le calate dei Barbari in Italia, Brescia nel 402 d.C. viene travolta dalle orde gotiche di Alarico, ma il saccheggio più devastante lo subisce nel 452 al passaggio degli Unni di Attila.

 

 

La caduta dell'Impero Romano, il Sacro romano Impero

 

Nel 476 d.C., con la deposizione di Romolo Augustolo, cade l'Impero romano d'Occidente e Odoacre, capo degli Eruli, diventa signore d'Italia che governa da Ravenna e ingloba Brescia nel suo dominio.

Quando Odoacre diventa troppo potente e quindi temibile, Zenone, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente, gli manda contro gli Ostrogoti guidati da Teodorico; finisce così il Regno di Odoacre e Teodorico nel 493 d.C. espugna Brescia e ne fa, insieme a Verona, uno dei suoi maggiori insediamenti.

Nella primavera del 568 d.C. scende in Italia, attraverso il passo del Predil (confine con la Slovenia, vicino a Tarvisio), una popolazione di stirpe germanica al seguito del suo re, Alboino: sono i Longobardi. Essi invadono la Pianura Padana e non incontrano ostacoli, si impadroniscono di tutte le città ad eccezione di Pavia che resiste due anni all'assedio.

Brescia è subito conquistata e nei due secoli di dominazione longobarda diventerà un importantissimo Ducato.

Tra i suoi Duchi è da annoverare anche Rotari, divenuto poi re dei Longobardi, al quale si deve l'Editto del 643 che costituisce la prima legislazione barbarica scritta.

I Longobardi sempre più forti ed agguerriti, praticano una costante politica di espansione e nel 754, sotto la guida del loro re Astolfo, fanno minacciosa pressione su Roma.

Il papa Stefano II, spaventato, si reca in Francia per chiedere aiuto e protezione a Pipino, re dei Franchi. Pipino scende in Italia e costringe Astolfo a restituire al papa tutte le terre che gli aveva sottratto.

Inizia così la lunga lotta, con alterne vicende, fra Longobardi e Franchi, fino a quando Desiderio, re dei Longobardi, minaccia seriamente lo Stato della Chiesa e il papa di allora, Adriano I, nel 772 invita Carlo, re dei Franchi, a scendere in Italia.

Sparsa le trecce morbide

su l'affannoso petto,

lenta le palme, e rorida

di morte il bianco aspetto...

Così, Alessandro Manzoni, nella tragedia Adelchi (coro, atto IV), descrive gli ultimi momenti terreni di Ermengarda. L'infelice principessa longobarda figlia di Desiderio, sposa ripudiata di Carlomagno, muore nel Monastero di S. Salvatore in Brescia.

Le fasi di questa guerra sono subito sfavorevoli a Desiderio che viene catturato e morirà prigioniero in Francia: è il 774, il regno longobardo finisce e incomincia quello dei Franchi il cuire è Carlo Magno che in questo stesso anno conquista Brescia. La città passa quindi da Ducato longobardo a Contea franca.

Carlo Magno fece grande il suo regno perchè fu un grande re tanto da essere incoronato nella notte di Natale dell' 800, da papa Leone III, imperatore del Sacro Romano Impero.

Brescia in questo periodo fu una ricca Contea.

Ma, come sempre accade, quando viene a mancare chi ha fatto grande un impero, quest'ultimo è destinato a finire.

Nel 887, con la deposizione di Carlo il Grosso, ultimo imperatore, finisce il regno carolingio.

 

 

I Comuni

 

Prima dell'ascesa al trono degli imperatori sassoni, in Italia molti grandi feudatari si affrontano per la conquista della supremazia nella Penisola, fra di essi ha la meglio Berengario, marchese del Friuli e Brescia entra quindi a far parte della Marca friulana.

Nel frattempo va affermandosi in Germania Ottone I di Sassonia che nel 962 scende in Italia per farsi incoronare Imperatore. Inizia così per la nostra penisola il lungo periodo di potere degli imperatori sassoni e intorno al Mille anche Brescia fa parte del Regno che è sotto il loro dominio. ArnaldoDaBrescia

Nel X secolo i conti che avevano avuto grande potere nelle loro contee durante l'impero carolingio, perdono sempre più importanza e nell' Xlsecolo, in relazione all'affermarsi con grande vigore della vita cittadina, sorgono in Italia i Comuni.

Anche Brescia diventa libero Comune ed è partecipe di tante vicende che vedono interessati i Comuni dell'Italia Settentrionale.

 

Nel periodo comunale la città ebbe un personaggio di notevole statura: Arnaldo, detto appunto da Brescia.

Nel 1183 con la pace di Costanza l'Imperatore Federico Barbarossa riconosce la definitiva affermazione dei Comuni e Brescia diventa un Comune così forte e potente da avere diritto di battere moneta.

Passano gli anni e Brescia vive da protagonista sotto l'Impero di Federico Barbarossa prima e del figlio Enrico poi.

Quest'ultimo incoronato imperatore nel 1191, vagheggia l'idea di un impero universale, indipendente da qualsiasi soggezione dalla Chiesa, ma muore a soli trentadue anni nel 1197 lasciando erede il figlioletto Federico che viene affidato alla tutela del papa Celestino III.

 

 

Arnaldo da Brescia

Nato nel 1090, Arnaldo a 25 anni divenne canonico agostiniano e si trasferà a Parigi, dove ebbe come Maestro Pietro Abelardo, filosofo, teologo e compositore, nato in Bretagna, famoso per la sua passione per Eloisa, nipote di Fulberto, canonico di N°tre Dame.

Dopo aver letto a fondo le opere dei Padri della Chiesa, Arnaldo torna a Brescia e inizia una serrata propaganda anticlericale, decisamente innovativa per i tempi: egli predicava il ritorno alla povertà evangelica, all'elemosina , alla solidarietà e accusava il clero ed in particolare il vescovo di Brescia Manfredo, di possedere terre, di interessarsi di vicende politiche e di praticare l'usura.

Nel 1139 la Chiesa giudicò eretiche le idee e le dottrine di Abelardo e di Arnaldo e quest'ultimo decise perciò di lasciare Brescia e l'Italia e di recarsi in Francia.

Nel 1145 chiesto e ottenuto il perdono da papa Eugenio III, Arnaldo torna in Italia e va a Roma che in quel momento era libero Comune retto da un senato oligarchico e da un Patricius.

In tale situazione egli si getta nell'agone politico e fomenta con accalorati comizi le sue tesi antipapali e tende a voler fare di Roma un'entità politica nuova e sganciata dalla Chiesa.

Ciò gli comporta la scomunica nel 1148 ma, godendo del favore popolare, non fu perseguitato.

Fallita l'esperienza di Roma libero Comune, Arnaldo e i suoi seguaci vogliono fare rinascere Roma come stato imperiale con un potere laico opposto al potere del papa.

Nel 1155 dopo l'assassinio di un cardinale, il papa Adriano IV colpisce di interdetto Roma e promette di revocarlo solo se Arnaldo sarà esiliato dalla città.

Il popolo si solleva allora contro il Senato e contro Arnaldo il quale abbandona la città e si rifugia nella campagna romana presso il Visconte di Campagnano ma l'Imperatore Federico Barbarossa, in quel momento in Italia, ordina al Visconte di consegnare Arnaldo che viene quindi tradotto a Roma e, probabilmente, intorno al giugno 1155 viene condannato dal Tribunale ecclesiastico all'impiccagione; le sue spoglie vengono poi arse sul rogo e le sue ceneri disperse nel Tevere.

 

A venti anni Federico II prende in mano le redini dell'Impero e vuole riportare i Comuni dell'Italia Settentrionale sotto la sua completa soggezione, annullando tutte le concessioni che erano state fatte con la Pace di Costanza. I Comuni però rinnovano la Lega Lombarda e trovano un potente alleato nel pontefice Gregorio IX che costringe Federico a mantenere gli impegni presi al momento dell'incoronazione.

Ma nel 1237 l'Imperatore sconfigge decisamente a Cortenuova la Lega dei Comuni e accresce il suo potere. La lotta tra Federico II e il papa Gregorio IX sfocia in un contrasto insanabile e nel 1245 l'Imperatore viene solennemente scomunicato e la sua fortuna comincia a declinare.

 

 

... e quella fronte c'ha 'l pel così  nero, è Azzolino ... così Dante Alighieri cita nel XII canto dell'Inferno della Divina Commedia, Ezzelino e lo colloca, sommerso da un fiume di sangue, tanto che gli si vede solo la fronte, nel girone riservato a coloro che furono violenti contro il prossimo.

La sua stella sembra però tornare a brillare con l'appoggio e le vittorie del suo Vicario Imperiale per l'Italia settentrionale, Ezzelino III da Romano. Ezzelino III, discendente degli Ezzelini o Da Romano, famiglia germanica giunta in Italia tra il X e XI secolo, fu detto Il tiranno appunto perchè, spargendo sangue a piene mani, mantenne nell'obbedienza tutti i sudditi che si trovarono a vivere nella Marca Trevigiana di cui egli fu crudele signore.

Ai fini della nostra storia Ezzelino ci interessa perchè nel 1256 iniziò ad insidiare Brescia per inglobarla nei suoi possedimenti e riuscì a conquistarla nel 1258.

La città vive quindi sotto il regime di terrore imposto dal tiranno e dalle sue efferate azioni.

Ma le amicizie e le alleanze su cui Ezzelino poteva contare, gradatamente vengono meno e i Cremonesi, i Ferraresi e i Mantovani si uniscono per combatterlo e il 27 settembre 1259 a Cassano d'Adda, dopo una strenua lotta sconfiggono Ezzelino che riporta gravi ferite. Catturato e portato a Soncino, nei pressi di Cremona, spira così come era vissuto: rifiutando sacramenti e medicine. Strappatesi le fasciature, muore dissanguato, senza nessuna pietà, neppure per sè stesso.

Con la morte di Ezzelino, Brescia torna ad essere libero Comune autonomo sotto la protezione di Oberto Pallavicini fino al 1265 quando passa sotto il controllo dei Della Torre, signori di Milano, e vi rimane fino al 1313 quando essa fa atto di dedizione alla nascente potenza dei Visconti che sono i nuovi signori di Milano.

 

 

Il Rinascimento

 

A partire dalla metà del 1300 ha inizio in Italia e si estende, nel 1400, a tutta l'Europa centro occidentale, un movimento e un periodo storico-culturale, il Rinascimento, caratterizzato appunto dal rinascere, dal rifiorire delle lettere e delle arti, delle scienze e della cultura in genere.

Anche nel quadro politico, in questo tempo, avvengono notevolissimi cambiamenti. La morte, nel 1402, di Gian Galeazzo Visconti, potente signore di Milano, segna una data importante nella storia italiana.

La sua scomparsa scatena tra i vari potentati italiani una violenta competizione per impadronirsi dei territori già soggetti al dominio visconteo; gradualmente sparisce l'antico mosaico di piccoli stati cittadini e si afferma un numero più ristretto di vasti e potenti stati regionali; ai piccoli eserciti feudali si sostituiscono gli eserciti mercenari e sorgono le figure dei Condottieri che sfruttano la loro potenza militare per imporsi ai governi stessi da cui sono stipendiati.

Con Filippo Maria Visconti, che nel 1421 riconquista le perdute Piacenza e Parma, risorge potente il Ducato di Milano, ma Firenze e Venezia, allarmate si alleano e il 26 novembre 1426 Venezia strappa a Filippo Maria i territori di Brescia e Bergamo.

Il Visconti non vuole rinunciare a questi ricchi territori e lotta strenuamente fino alla sua morte avvenuta nel 1447.

Venezia a questo punto tenta di impadronirsi addirittura del Ducato di Milano ma Firenze reagisce e appoggia la candidatura del condottiero Francesco Sforza all'eredità viscontea.

Quando finalmente nel 1454 l'accordo tra Milano e Firenze porta alla pace di Lodi, fra gli alleati italiani più potenti si crea un equilibrio stabile per la cui garanzia sorge una Lega italiana a cui tutti aderiscono.

 

 

Napoleone

 

Con questo nuovo assetto Brescia fa definitivamente parte della Repubblica di Venezia e condividerà le sorti della Serenissima fino al 1796 quando in primavera, Napoleone Bonaparte aggirato l'ostacolo alpino, avanza, entra in Milano che è sotto dominazione austriaca e poi minaccia seriamente di invadere Vienna.

L'imperatore austriaco è costretto a venire a patti e il 17 ottobre 1797, con la pace di Campoformio, abbandona la Lombardia, ottenendo in compenso il territorio della Repubblica di Venezia di cui Brescia fa parte, ma la città non vuole il dominio austriaco, si ribella e vive con entusiasmo l'era rivoluzionaria napoleonica.

L'Europa dinastica, intanto, non si rassegna alla grandezza di Napoleone e mentre quest'ultimo è duramente impegnato nella campagna di Egitto, un esercito russo accorre in Italia in aiuto degli austriaci che infliggono ai Francesi una serie di rovesci costringendoli ad abbandonare la nostra penisola.

Ma questa riscossa dell'Europa dinastica contro la Francia è solo una parentesi; ritornato dall'Egitto, Napoleone il 9 novembre 1799 si impadronisce nuovamente del potere.

L'Italia ritorna sotto l'influenza dei Francesi, in Lombardia viene restaurata la Repubblica Cisalpina di cui fa parte anche Brescia. La città da questo momento condividerà le sorti degli Stati napoleonici in Italia fino al 28 aprile 1814 quando Eugenio Beauharnais, vicerè dell'Impero napoleonico in Italia, al crollo dell'Impero stesso è costretto ad abbandonare Milano in mano agli Austriaci.

Brescia entra a far parte del Regno Lombardo-Veneto sotto la dominazione austriaca nel nuovo assetto europeo dato dal Congresso di Vienna nel 1815. Ma tale assetto si risolve, in sostanza, nell'affermazione delle potenze vincitrici: l'Inghilterra consolida il suo impero marittimo e Russia, Austria e Prussia firmano il 26 settembre 1815 il patto della Santa Alleanza al quale aderisce anche il Re di Francia ristabilito sul trono dopo la caduta di Napoleone.

 

 

Il Risorgimento

 

Esclusa dalla intransigenza di questi detentori del potere ogni possibilità di opposizione legale, la ribellione al Regime da parte delle nuove forze che avevano trovato la loro espressione nella Rivoluzione francese, non ha altra via che la lotta clandestina e la rivolta violenta. Nascono in Italia, a partire dal 1820 i Moti rivoluzionari che avranno il loro culmine nel 1848, anno in cui dal 18 al 23 marzo, Milano in cinque gloriose giornate, insorge contro il governo austriaco e costringe il Maresciallo Radetzky a sgomberare con le sue truppe.

Milano, dove frattanto è giunto il re sabaudo Carlo Alberto con le sue truppe di rinforzo, pensa di essersi liberata definitivamente dal governo austriaco, ma è una illusione. TitoSperi

Carlo Alberto insegue le truppe di Radetzky in ritirata, ma quest'ultimo riceve rinforzi dall'Austria e riprende l'offensiva: quattro giorni di battaglia intorno a Custoza dal 22 al 25 luglio 1848, si concludono con la sconfitta piemontese. Carlo Alberto è costretto a ritirarsi e Radetzky, vittorioso, rientra anche in Milano.

 

La monarchia austriaca, superata la crisi rivoluzionaria, riprende la sua funzione di custode dell'ordine costituito ma lo spirito rivoluzionario delle città italiane del Lombardo-Veneto serpeggia ancora e Carlo Alberto con le sue truppe sabaude continua la guerra; il 23 marzo 1849, però, le forze piemontesi subiscono a Novara una tremenda sconfitta da parte dell'esercito austriaco: è la fine della guerra e Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II.

 

 

   ... Lieta del fato Brescia raccolsemi,

       Brescia la forte, Brescia la ferrea,

       Brescia leonessa d'Italia

       Beverata nel sangue nemico.

Giosuè Carducci - Odi Barbare -

14/16 maggio 1877        

Proprio il 23 marzo, Brescia, alla quale è giunta in ritardo la notizia della sconfitta di Carlo Alberto, insorge contro il governo austriaco al quale si opporrà per dieci lunghi e gloriosi giorni, dal 23 marzo al 2 aprile 1849.

 

 

Al Carducci va il merito di avere reso popolare la gloriosa definizione di leonessa, tuttavia egli non fu il primo ad impiegarla. Egli riprende infatti un verso di un poeta risorgimentale che ammirava: Aleardo Aleardi (nato a Verona nel 1812 e ivi morto nel 1878). Questo poeta in uno dei suoi Canti patrii così descrive un tramonto dietro i monti bresciani:

 

... Poscia di sotto a un padiglione di foco

Tremolando la spera

Calava a poco a poco;

Calar pareva dietro la pendice

D'un de'i tuoi monti fertili di spade,

Niobe guerriera de le mie contrade,

Leonessa d'Italia,

Brescia grande e infelice.

 

Le truppe imperiali soffocano la rivolta, ma il coraggio con il quale la città si oppose al nemico è passato alla storia come le dieci giornate di Brescia , in cui emerse un suo valoroso figlio: Tito Speri, e le valse lìappellativo di Leonessa d'Italia.

 

Con la proclamazione del Regno d'Italia il 14 marzo 1861, Brescia entra nella storia dell'Italia Unita e si avvia, con un lungo processo di evoluzione a diventare la ricca città industriale dei giorni nostri.

 

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Anna Maria RINETTI, Domenica 4 dicembre 2011

 

 

Il presente articolo è correlato alla visita della città di Brescia

 

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